Siviglia – opera d’arte

Giulia CARDAMONE %e %B %Y 0
Siviglia – opera d’arte

Per festeggiare la laurea di Chiara, mia grande amica, decidiamo di partire per Siviglia.
Alle 4 del mattino siamo sveglie, e alle 5 siamo pronte a Bergamo: un the caldo, una brioche e via al gate 21.
Passato il decollo abbassiamo i tavolino mignon di Ryanair e ci accasciamo in un sonno tormentato e sconnesso.
Ad attenderci all’atterraggio c’è un cielo grigio.
Le ruote delle valige producono una fastidiosa cacofonia lungo le strade ciottolate di Santa Cruz, ma nessuno vi bada.
Dopo aver lasciato le nostre cose in ostello, decidiamo di andare a mangiare.

È mezzogiorno e anche se la maggior parte dei sevillani sta ancora dormendo, o al più facendo colazione, ci dirigiamo imperterrite al primo 100 montaditos che incontriamo: una catena presente quasi ovunque in Spagna, in cui si può scegliere tra 100 panini ad un prezzo irrisorio. Per non parlare delle birre…
Ci basta un pranzo veloce per ideare un piano d’azione e appena finito ci dirigiamo alla Cattedrale di Siviglia, nostra prima meta.DSC_0060
La Cattedrale è sormontata dalla Giralda, che benché oggi funga da campanile, in passato era il minareto della moschea principale di Siviglia. I capitolari che progettarono la cattedrale alla fine del XV sec dissero: “Realizzeremo un tempio così grande, in modo che coloro che lo vedranno ultimato ci prenderanno per matti”.
Da una parte della Cattedrale si trova il Patio di Los Naranjos, che corrisponde a quello che era l’antico cortile delle abluzioni della moschea e, dall’altra, la Chiesa vera e propria.
All’interno della Cattedrale vi sono diversi capolavori, come la Puerta del Perdon, gli stalli del coro, il mausoleo di Colombo e la pala d’altare composta di 45 pannelli con numerose figure del vecchio e nuovo testamento.
Dopo essere salite sulla Giralda (35 rampe di scale per coprire i 70m di altezza) ci dirigiamo verso Plaza del Triunfo: ci sediamo su una panchina davanti al monumento dell’Immacolata ascoltando la musica di un suonatore di strada.
Già colpite dalla magica atmosfera, rimaniamo definitivamente a bocca aperta appena entrate al Alcazar.

Le stanze si offrono alla vista una più bella dell’altra, decorate da fini azulejos di varie forme e dimensioni, da meravigliosi arazzi o abbellite da qualche fontana.
Il silenzio sovrasta l’ambiente interno e gli unici suoni sono dati dal cadere dell’acqua nella fontana di Mercurio, dal suo scorrere per il giardino e dal canto degli uccelli.
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Un labirinto, un pozzo e un gazebo contribuiscono a rendere l’atmosfera ancora più suggestiva.
Uscite da questo meraviglioso complesso passeggiamo per le vie della città, entrando nei negozi che proclamano “rebajas” a gran voce.

La mattina seguente la nostra prima meta è la casa de Pilatos.
Dall’esterno sembra un normalissimo edificio, neppure particolarmente grande.
All’interno rivela il suo splendore.
L’edificio, secondo in sontuosità solo ad Alcazares, fu fatto costruire da Pedro Enriquez, governatore dell’Andalusia, ma il massimo promotore fu il figlio, Don Fadrique, che dopo un viaggio in Terra Santa trasse ispirazione per la scelta del nome dell’edificio e di alcune delle stanze al suo interno.DSC_0131
La cosa che più colpisce de la Casa de Pilatos è la perfetta armonia che scaturisce dalla commistione di stili estremamente diversi tra loro; ne è un bellissimo esempio il patio principale: gli archi ed i muri decorati con azulejos, le balaustre della galleria gotiche, la fontana centrale rinascimentista e le statue e i busti romani.
Lo stile italiano si ritrova anche nelle sale interne del palazzo, alcune ancora utilizzate nelle occasioni speciali. Vi è, ad esempio, un quadro del Tintoretto e diverse vedute di Napoli e Piazza Navona. Spettacolari anche i giardini, in particolare il jardin Grande, di gusto sempre italiano, chiuso da logge opera dell’architetto italiano Benvenuto Tortello.

Attraverso una passeggiata per Calle Sierpes, una delle vie più famose, ci lasciamo alle spalle la Cattedrale per giungere a Plaza de España: rimango estasiata, sbalordita dalla sua maestosità, dai colori, dai riflessi creati dalla luce e dal vapore acqueo della meravigliosa fontana nel centro. La Plaza consiste in un semicerchio di 200 metri di diametro, alle cui estremità si innalzano due bellissime torri.
All’interno un canale in stile veneziano è attraversabile per mezzo di quattro ponti decorati dagli immancabili azulejos. Il semicerchio è segnato da tante panchine quante le province spagnole.
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Oltre la Plaza si estende il Parque de Marìa Luisa, sorella della Regina Isabella II, ideato dall’architetto Forestier secondo lo stile ordinato dei giardini francesi, ma decorato al gusto spagnolo con piante di cedri, magnolie, platani, aranci e mandarini.
Il nostro viaggio è quasi giunto al termine: passiamo l’ultima mattina a passeggiare nel quartiere della Macarena, dove si trovano le colonne d’Ercole, collocate su un’area bonificata.

La città in sé è un’opera d’arte, soprattutto grazie all’armonia nella diversità che nasce dall’unione di stili profondamente diversi.

Un festeggiamento appropriato quindi, un vero 110 e lode.